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giovedì 28 maggio 2009

Father & Son - IronMan

martedì 23 settembre 2008

"Tranquilli, il Mondiale lo vincerà un dopato"

La Stampa 23-09-2008

Fanini: «I big hanno lasciato la Vuelta per fare la cura a casa. E se sono stati intelligenti, supereranno i controlli»
PAOLO ZILIANI
Non usa giri di parole Ivano Fanini, 57 anni, presidente del team ciclistico «Amore & Vita-McDonald’s», parlando dell’aria pesantissima che si respira in gruppo a 5 giorni dalla gara clou dei professionisti ai Mondiali di Varese.

Fanini, che Mondiali saranno?

«Se alla Rai facessero le cose per bene, domenica, al momento della premiazione della prova iridata su strada dei professionisti, dovrebbero mandare una didascalia che dica: “Corridore Tizio, medaglia d’oro, dopato; corridore Caio, medaglia d’argento, dopato; corridore Sempronio, medaglia di bronzo, dopato”».

Le sue sono accuse molto gravi.
«Lo so, ma accadrà quello che avviene da anni nei Giri d’Italia, di Spagna e di Francia: vincerà un corridore che si dopa, altrimenti non ce la farebbe, e batterà un corridore che si dopa e un altro che si dopa. E se le “cure” saranno state fatte in modo “intelligente”, l’antidoping non diventerà un problema».

Si spieghi meglio.
«Ha visto cos’è successo nell’ultima settimana della Vuelta? Tutti i big che puntano a vincere il Mondiale e i loro gregari sono tornati a casa senza un motivo giustificato. Ho chiesto al mio direttore sportivo, Pierino Gavazzi, che è stato tre volte campione d’Italia e ha vinto una Sanremo, come mai succede questo: e mi ha risposto che i corridori tornano per fare quello che in gergo viene chiamato il “rifornimento”, cioè per assumere epo al riparo da occhi indiscreti. E’ quello che i corridori chiamano “la cura”. La fanno tutti, il big che deve vincere e il gregario che deve aiutare a vincere. Unica avvertenza: sospenderla qualche giorno prima della corsa per non lasciare tracce il giorno fatidico».

Qualcuno però ogni tanto viene beccato.
«Poca roba. Nella rete generalmente finiscono i giovani, come Riccò e Sella. Dopo i tanti casi di doping in cui era stato coinvolto da dilettante, Riccò avrebbe già meritato di essere squalificato a vita. In quanto a Sella, fino a un anno fa era un corridore normale. Di colpo, al Giro 2008, è diventato un fenomeno: e anche nel suo caso la spiegazione ha il nome della nuova epo, il Cera. Anche lui in un certo senso paga l’inesperienza. Errori così non li commette certo un Piepoli, la lunga ombra di Riccò. Che la sua squadra ha licenziato lo stesso perché nessuno ormai si fida più di uno come lui».

Riccò cacciato dal Tour ha fatto rivivere i fantasmi di Pantani, spedito a casa in maglia rosa a Madonna di Campiglio il 5 giugno del 1999.
«E’ vero. Ma nessuno sa che anche l’anno prima, al Giro del ’98, quello da lui vinto trionfalmente, Pantani avrebbe dovuto essere mandato a casa. Invece al posto suo fu cacciato Forconi, un gregario. Che il giorno dopo, visto che era un mio ex corridore, era stato con me 6 anni all’Amore & Vita, venne a trovarmi in ufficio e mi raccontò tutto. “Hanno fatto uno scambio di provette e hanno mandato a casa me, che alla Mercatone sono l’unico ad avere i valori bassi”, mi disse. Riccardo era un modesto gregario, uno da 20-30 milioni di lire l’anno. Beh, dopo quell’episodio, e quella squalifica, si è costruito una villa sulle colline di Empoli: e si è fatto una posizione. Oggi collabora con Beppe Martinelli, il direttore sportivo di allora, ed è il team manager della Vangi, un club di dilettanti assai quotato».

Abbiamo parlato di Riccò, Sella, Piepoli, ma fra i corridori squalificati in casi diversi ci sono stati anche Basso, Di Luca, Petacchi...
«E’ una situazione senza ritorno. Un anno fa, al Giro, dopo il tappone dello Zoncolan vennero sottoposti a un controllo a sorpresa Di Luca, Riccò, Simoni e Mazzoleni: i 4 italiani meglio piazzati in classifica. Ebbene, tutti e 4 fecero la pipì degli angeli: in pratica mostrarono il profilo ormonale di un bambino di 7 anni. Una cosa da ridere. Nonostante questo, credo che Di Luca continui a intrattenere rapporti col medico super-squalificato Santuccione; e il massaggiatore di Riccò è sempre Pregnolato, che seguiva Pantani e fu incastrato nella retata dei Nas a Sanremo, nel Giro del 2001, con un sacco di robaccia in valigia, quindi venne squalificato. Per non parlare di Basso, che è stato coinvolto nell’Operación Puerto, ha raccontato un sacco di balle e adesso è pronto al rientro, bello come il sole».

Che cosa si dovrebbe fare?
«Squalificare a vita l’atleta trovato positivo. Ed estendere automaticamente la squalifica al team manager, o direttore sportivo, perché alle verginelle tradite dal loro pupillo non crede più nessuno. Due anni fa, dopo i pasticci combinati dai suoi corridori, la Milram ha licenziato in tronco il d.s. Stanga - che sapeva tutto - e ha fatto bene. E mi chiedo: che cosa ci sta a fare ancora nel ciclismo uno come Bjarne Rijs? Uno che ha imbrogliato tutta la vita, che ha vinto un Tour da dopato e che dopo gli scempi commessi da d.s. è ancora lì, sull’ammiraglia, e ha appena vinto il Tour de France con Sastre, che sul podio a Parigi ha avuto l’impudenza di ringraziare Manolo Saiz, ossia il principale artefice del doping nel ciclismo assieme ai medici Ferrari e Santuccione».

Lei è il presidente dell’Amore & Vita-McDonald’s e da molti anni si sta battendo a spada tratta contro il doping. Perché lo fa?
«Fino al ’98 sono stato un dirigente come un altro, ho fatto come tutti. Le mie squadre hanno vinto una quindicina di tappe, tra Giro e Vuelta, con corridori che si dopavano. Poi ho cominciato a vedere ragazzi che stavano male, ho cominciato a contare i morti, e mi sono ribellato. Vuole sapere quanti miei ex ragazzi sono morti negli ultimi anni? Sei. E ben tre nelle ultime tre stagioni: Galletti, Cox e Fois. Galletti l’avevo ingaggiato a 30 anni a patto che non toccasse più il doping e si era rilanciato al punto da diventare un fido gregario di Cipollini. E’ morto in gara due anni fa. Cox, sudafricano, aveva talento e a 23 anni era passato alla Barloworld: a 28 anni è morto nel suo Paese, abbandonato da tutti, dopo un’inutile operazione in Francia per problemi vascolari dovuti all’assunzione di sostanze proibite. Fois è stato l’ultimo, circa 6 mesi fa: è morto con la maglia dell’Amore & Vita nell’armadio. Come ho fatto spesso con tanti corridori in difficoltà, l’avevo ingaggiato per ridargli una ragione di vita, per toglierlo dalla strada. Si stava riprendendo. Non ce l’ho fatta».

Ma i telecronisti e gli inviati, quando Riccò vince «alla Pantani», si perdono in peana.
«Sanno tutto ma tacciono. E quando succede il fattaccio fingono di stracciarsi le vesti. La parola d’ordine è “business & spettacolo”: il resto non conta. E la salute dei corridori meno che mai. Un dramma, perché molti di questi ragazzi, quando subiscono lunghe squalifiche o smettono di correre, passano dal doping alla cocaina o ad altre tossicodipendenze. Com’è successo a Pantani, a Jiménez e a Fois: che purtroppo oggi non ci sono più».

venerdì 12 settembre 2008

Magico Tempe: Tutto lo Zoncolan in Impennata

venerdì 5 settembre 2008

Incubo morbo di Gehrig. "Il doping, però, c’entra poco e la cartina di tornasole è il ciclismo, sport in cui non c’è traccia di Sla." mavaffanculo

L'ex attaccante di Milan e Fiorentina attaverso un sintetizzatore vocale racconta il suo dramma: "Voglio migliorare la qualità della vita dei malati di Sla e supportare i ricercatori". L'8 ottobre amichevole benefica fra rossoneri e viola per la sua Fondazione
Stefano Borgonovo durante lo speciale trasmesso da Sky Sport 24
Stefano Borgonovo durante lo speciale trasmesso da Sky Sport 24
MILANO, 5 settembre 2008 - Stefano Borgonovo, ex centravanti di Fiorentina e Milan, è ammalato di Sla (Sclerosi laterale amiotrofica), meglio conosciuta come morbo di Gehrig. Malattia a decorso inesorabile - tutti i muscoli si bloccano via via, la mente però resta lucida -, la Sla ha già ucciso 39 ex calciatori, come accertato da Raffaele Guariniello, magistrato di Torino. In media la Sla colpisce sei persone ogni centomila, nel calcio italiano Guariniello e i suoi periti hanno individuato 43 casi su 30 mila giocatori: evidente sproporzione. Il doping, però, c’entra poco e la cartina di tornasole è il ciclismo, sport in cui non c’è traccia di Sla. Probabile che la correlazione tra pallone e morbo di Gehrig sia dovuta a un cocktail di concause: traumi a gambe e testa; abuso di anti-infiammatori; sforzi eccessivi in allenamenti e partite; contatti con pesticidi usati per i campi da gioco; predisposizione genetica. Oltre a Borgonovo, al momento altri tre ex calciatori soffrono di Sla, sono due centrocampisti di B e C degli anni Ottanta e Piergiorgio Corno, ex del Como.
PRIVACY - Da circa un anno e mezzo si sapeva della malattia di Borgonovo, ma Stefano non voleva che la sua storia venisse raccontata. Finché Massimo Mauro, della Fondazione Mauro e Vialli che raccoglie fondi per la lotta alla malattia, e il dottor Mario Melazzini, presidente dell’Aisla, l’associazione che in Italia aiuta le famiglie colpite dal tornado Sla, hanno convinto Borgonovo ad aprirsi. Stefano ha accettato di incontrare una troupe di Sky.
SINTETIZZATORE - Borgonovo non riesce più a parlare da tempo. E’ tracheotomizzato e si esprime con un sintetizzatore vocale, al computer. Parla con gli occhi: i suoi sguardi comandano un mouse e tramite un software le lettere indicate vengono trasformate in voce. A Sky ha detto: “Ringrazio Milan e Fiorentina, Galliani e Della Valle, perché mi sono vicini. Voglio creare una Fondazione Borgonovo per aiutare la ricerca e gli ammalati come me”. Verrà organizzata un’amichevole con incasso devoluto alla nuova struttura di Stefano. Donadoni, Ancelotti, Baggio, Dunga e Maldini hanno fatto arrivare messaggi di solidarietà.
SERENITA' - Borgonovo vive a Giussano, a Nord di Milano, ed è sostenuto dalla famiglia: la moglie Chantal e i 4 figli, un maschio e tre femmine. Il primogenito ha vent’anni, l’ultima bimba è nata quando Borgonovo soffriva dei primi sintomi della malattia. Stefano è in cura al “Nemo” dell’ospedale Niguarda di Milano, laddove Nemo ha un duplice significato: Nemo come acronimo di “Neuro-muscolar omnicenter”, centro specializzato in mali come Sla, distrofia muscolare e atrofia spinale, e Nemo come il pesciolino del cartone animato della Pixar Disney (“Alla ricerca di Nemo”, 2004), tormentato da una pinna atrofica. Borgonovo è sereno, non prova rancore o rabbia per il calcio, ritiene la malattia una fatalità. Ha passato momenti neri, voleva isolarsi, poi ha capito che il suo nome può essere speso per reperire fondi da destinare alla ricerca. Oggi dice di avere degli obiettivi: “Migliorare la qualità della vita di ogni malato di Sla e fare in modo che tutti abbiano un sintetizzatore vocale; supportare i ricercatori”. E così è diventato consigliere dell’Aisla, assieme a Massimo Mauro, che sa bene quanto dolore possa provocare una grave malattia.
Sebastiano Vernazza

lunedì 4 agosto 2008

Downhill in Cagliari


Maurybike dixit: Discesa in Mountain Bike per le vie di Cagliari riprese effetuate con un Nokia N73 montato sulla mia Scale 10..

venerdì 14 marzo 2008

Le mitiche scarpe da ciclismo di Sergio

Le mitiche scarpe di Sergio Servadio splendidamente autoprodotte e portate.
Devo dire che la prima volta che le ho viste, quando nel giugno 2005 sono andato al porto di Cagliari per traghettarlo nelle "civiltà", rimasi un pò perplesso :)

lunedì 3 marzo 2008

13°RAID in MTB a Montevecchio

13°RAID in MTB a Montevecchio





Un amico mi dice di voler andare, con altri amici comuni, ad un'escursione in MTB in quel di Montevecchio (Guspini), trattasi di 29-30km con parecchi km di single track, parecchie salite e discese.
Mi chiede di andare ma ho poca voglia, avrei in programma o un lungo (preferibilmente su collinare) o una gara di cross di 10km.
Ci si vede a cena da amici e inizia a prendere corpo l'idea malsana che mi frullava in testa da alcuni giorni...farmi il RAID A PIEDI....
La cena prosegue e decido di rimandare la decisione alla mattina.

Svegliato presto, un caffe per colazione, alleggerimenti vari ... e teelfono al mio amico... prendo accordi per venire al raid.

Mi informo sul percorso, in particolare mi interessa che ci sia almeno un punto con dell'acqua, percorso segnalato, e la tipologia della partenza...

Il percorso parte cosi, 100m in pianura su asfalto e poi salita impervia e dissestata, aspetto all'inizio della salita, passati i primi mi affianco ed inizia la corsa.

Una figata, sono veramente contento di aver partecipato, in salita mi difendo per non dire altro, in discesa, specie nei tratti in single e double spesso mi devo far da parte o fermarmi, NON SI LAMENTA MAI NESSUNO, anzi ricevo molti incoraggiamenti e ringraziamenti, nei tratti di single track in salita spesso mi devo fermare o camminare per via dell'andatura a di poco lenta per me... gira e rigira ho fatto 2h15' per 29km di corsa in montagna circa, nel mentre ho mangiato un fruttino gentilmente offerto.
Dal punto di vista digestivo invece, è stato un dramma, nausea e il vino della sera prima che faceva su e giu, eppure non avevo neppure ecceduto, e che cavolo, bhe dopo 1h -1h30 quel problema era quasi risolto anche se mi sono portato dietro la nausea sino all'arrivo ..

Il percorso si è rivelato a dir poco entusiasmante, bellissimi panorami immersi nell'archeologia industriale/mineraria del luogo.

Dopo la corsa, ho atteso i miei amici che nel mentre arrivavano in MTB ... e mi sono preparato per il pranzo ... e si, dopo la gita un caffe e un fruttino erano abbastanza poca roba, oltre al fatto che il giorno prima ho mangiato come un bue ma non certo carboidrati ....

NB: incredibile, una coppia ha fatto il percorso, che io avrei avuto difficoltà a fare in mtb, in TANDEM MTB, il tandem era ovviamente realizzato da Antonio Taverna della Vetta di Padova

venerdì 7 dicembre 2007

Dematteis, il buon esempio cerca ancora squadra


Dematteis, il buon esempio cerca ancora squadra

Giurò di non aver mai fatto uso di sostanze dopanti scrivendo alla Gazzetta. Oggi cerca un ingaggio: "La mia ex squadra mi ha chiesto indietro la bici, così ho messo a posto una vecchia Specialized e ho ricominciato ad allenarmi"

MILANO, 5 dicembre 2007 - Capace di svegliarsi, saltare sulla bici e farsi la Cuneo-Pinerolo, ma sì, quella del Giro d'Italia 1949, primo Coppi e gli altri a mezz'ora, però partendo da casa. Dunque: da Piasco a Cuneo, poi Colle della Maddalena, Vars, Izoard, Briançon, Monginevro, Sestriere, Pinerolo e ancora Piasco. Totale: 324 chilometri, cioè 11 ore e 20 minuti. Capace di scrivere alla Gazzetta dello Sport e giurare che "non ho mai fatto uso di sostanze dopanti. Mai". E di aggiungere: "Ho un medico, sì, ma quello del Servizio sanitario nazionale, cui mi rivolgo per curare l'influenza e il mal di gola". Miculà Dematteis è fatto così. Prendere o lasciare. Noi prendiamo. Anzi, riprendiamo.
Dematteis, riprendiamo da quella lettera?
"Rispondevo a un appello di Candido Cannavò sul ciclismo pulito. Mi dichiarai. Due giorni dopo si correva il Giro dell'Appennino. Il mio compagno di squadra Claudio Cucinotta, che mi aveva già detto bravo al telefono, me l'ha ripetuto. E un altro bravo me l'ha detto Roberto Petito. Basta. Tutti gli altri mi hanno ignorato. Si giravano dall'altra parte. Chi guardava in alto, chi in basso, chi mi perforava come se non esistessi. Io mi aspettavo anche commenti negativi. Invece niente di niente. Indifferenza totale".
Deluso?
"La situazione è questa. Ognuno pensa a se stesso. Ma non sono pentito. Per me non era un problema prima, non lo è neanche adesso che la mia posizione si è fatta critica: sono senza contratto per il 2008".
Colpa della lettera?
"Non credo. Il mio contratto scadeva alla fine del 2007 e il team manager Fabio Bordonali pensava di confermarmi. Poi la nostra squadra, la Tenax, si è fusa con la Lpr e ha acquistato corridori come Di Luca e Savoldelli, e Bordonali si è trovato con alcuni corridori in sovrannumero. E non ha più potuto ingaggiarmi. Solo che questo l'ho saputo dopo il Giro di Lombardia, alla fine di ottobre, tardi per trovare un'altra squadra. Il mio procuratore non ce l'ha fatta. Adesso ci sto provando io. Telefonando".
Intanto?
"Dopo il Lombardia ho staccato. Ho lavorato con i miei genitori: badare a un allevamento di cavalli, poi fare legna per l'inverno. La mia --- a questo punto --- ex squadra mi ha chiesto di restituire la bicicletta. Un giorno mi hanno telefonato e sono venuti a prendere la Pinarello Opera. E sono rimasto a piedi. Avevo una Specialized di 10 anni fa, me l'aveva regalata mio nonno e l'avevo prestata a un mio cugino che voleva fare qualche giro, ma non si è dedicato alla manutenzione. Così ho cercato, trovato e sostituito qualche pezzo per rimettere la bici in carreggiata".
E adesso?
"Da una settimana ho ricominciato a pedalare. Piasco sta dove finisce la pianura e cominciano le valli. Valli a pettine. La mia è la Valle Varaita, e in cima c'è l'Agnello. Più a sud c'è la Valle Maira, che arriva anche al Sempeyre. A nord c'è la Valle del Po, con il Monviso, poi la Val Germanasca, infine la Val Chisone con il Sestriere. Dovunque volgi lo sguardo, una meraviglia. Ha visto "Il vento fa il suo giro"?".
Che cos'è?
"Un bel film. Girato dalle mie parti. Si apre con una strada stretta, a strapiombo su una valle incassata e profonda. Quello è il Vallone di Elva. L'ha fatta anche il Giro d'Italia, nel 2003, quando Pantani è caduto in discesa e Frigo ha vinto in salita, a Chianale. Il film indaga sulla comunità occitana e gli attori, a parte i due o tre protagonisti, sono recuperati dalla strada, dal paese, dalla valle. La postina, il musicista, il sindaco, quelli del bar. Bravissimi. E mentre loro giravano, io ero in giro. Da qualche parte, chissà dove, sa, siamo corridori".
E il Dematteis corridore?
"Adesso, quando telefono per offrirmi, mi chiedono i risultati. Nel 2007 ho fatto due quindicesimi posti, alla Milano-Torino e al Gran premio di Lugano, il diciassettesimo all'Eroica, altri due piazzamenti nei 20. E questo può sembrare poco. Vero, non siamo tutti campioni, ma dietro un campione, o dietro un vincitore, ci sono quattro o cinque atleti che non si vedono, ma che si mettono al suo servizio. Tirano, aiutano, riportano, cuciono, assistono. Io sono uno di quelli. Quando mi è stata data la possibilità di gestirmi la corsa, sono rimasto davanti con i primi, non con i primissimi. Mi manca ancora qualcosa".
La sua natura?
"Attaccante. Tappa della Coppi & Bartali 2006, vinta da Cunego: via in otto dopo 30 chilometri, rimasti in tre, Pinotti, Stangelj e io, ripresi a 6-7 chilometri dall'arrivo. Tappa della Coppi & Bartali 2007, vinta da Riccò: nel finale mi sono riportato sulla fuga, poi sull'ultima salita non ho retto il ritmo di Riccò e Scarponi. Ma ero subito lì dietro. Insomma, potendo, mi piace più stare davanti che dietro. Anche a costo di saltare".
E se non trovasse un ingaggio?
"Mi sto preparando all'idea. C'è l'allevamento dei cavalli. C'è mio padre che fa il muratore. Un lavoro si trova. Non sarà mai abbastanza bello e avventuroso come il ciclismo. Il ciclismo è conoscere il mondo, conoscere se stessi, conoscere me stesso nel mondo secondo alcuni principi morali trasmessi dai miei genitori. Primo: continuare solo con le proprie forze. Secondo: non abbattersi. Terzo: non barare. Non necessariamente in questo ordine. In bici ci andrò comunque, per i fatti miei. Magari tornerò con la mia squadra, la S.C.Vigor di Piasco. Magari parteciperò anche a una granfondo, ma per ridere, fermarmi in cima a una salita a mangiare pane e salame, e arrivare al traguardo prima che lo smontino".

Marco Pastonesi

venerdì 19 ottobre 2007

venerdì 28 settembre 2007

Cycling Malga Palazzo - Besenello - Via Scanuppia

Forse la salita più dura al mondo, da non perdere a partire dal momento 1'50''



Ecco l'altimetria ed alcune foto

venerdì 3 agosto 2007

Dematteis racconta

Link
03 agosto 2007
Dematteis racconta

"Io ciclista pulito"
Il 23enne professionista della Tenax-Menikini risponde a Candido Cannavò che cercava il nome di un corridore sulla cui "pulizia" si potesse mettere la mano sul fuoco. Voi cosa ne pensate?
MILANO, 3 agosto 2007 - Lunedì scorso, nella sua rubrica "Fatemi capire", sulla Gazzetta dello Sport, Candido Cannavò si rivolgeva ai corridori: «Ho chiesto nell’ambiente il nome di un solo corridore sul cui nome si possa mettere la mano sul fuoco: nessuno ha saputo pronunciarlo». Sull’argomento, abbiamo ricevuto la lettera di Miculà Dematteis, professionista piemontese di 23 anni, che pubblichiamo
Gentilissimo signor Cannavò, sono
Miculà Dematteis
, 23 anni, corridore professionista della Tenax-Menikini. Le scrivo con riferimento all’articolo, apparso il 30 luglio 2007 sulla Gazzetta dello Sport, "Corridori smettetela di mentire". Essendo un corridore e sentendomi quindi coinvolto dalle Sue osservazioni, Le preciso quanto segue. Corro in bicicletta dal 1997. Esordiente, allievo, juniores (nella S.C. Vigor Piasco) e dilettante (Sanpellegrino Bottoli Artoni con Secondo Volpi e Zalf Desireè Fior con Luciano Rui). Nel 2006 sono approdato al professionismo alla corte di Fabio Bordonali.
GIORNATA - Sperando di non annoiarLa, Le racconto la mia giornata tipo. Sveglia alle ore 7.00-7.30. Colazione. Un’occhiatina fuori per controllare il tempo, mi vesto e via in bici. Due, tre, quattro, cinque o sei ore, a seconda del tipo di allenamento. Ripetute, potenziamento, dietro macchina o solo una semplice sgambatina. Dipende. Ritorno a casa. Pranzo. Al pomeriggio un po’ di relax, leggo, scarico i dati del cardiofrequenzimetro sul computer. Cena e poi a nanna, quasi mai dopo le 23. Da lunedì a domenica, Natale, Capodanno, Pasqua, tutto compreso. Estate e inverno, autunno e primavera. Con il sole o con la neve. Sono attento all’alimentazione, ma senza rinunciare a un po’ di cioccolato e a qualche gelato, per cui vado pazzo! Amo molto la montagna, ma rinuncio alle passeggiate, non adatte ai muscoli di un ciclista. Ho una moglie, con cui mi piacerebbe fare qualche weekend al mare, ma non si può. Devo allenarmi. Non ho mai fatto uso di sostanze dopanti. MAI. Ho un medico, sì, quello del Servizio sanitario nazionale, cui mi rivolgo per curare l’influenza e il mal di gola.
CARRIERA - Nella mia carriera di ciclista (da dilettante a ora) ho corso circa 340 corse e ne ho portate a termine almeno 330. Da dilettante: 2° al Giro delle Pesche Nettarine e 1° dei giovani; 2° al Palio del Recioto (internazionale); 1° nella 4ª tappa del Giro del Veneto; 2° in classifica; 4° al Giro d’Italia 2004 (vinto da Marzano, 2° Bertuola, 3° Pozzovivo, 5° Riccò). Ho fatto 2° al Palio del Recioto 2005 (1° Kunitski e 3° Riccò). La vittoria di tappa al Giro del Veneto è stata un’emozione bellissima. Da professionista non ho ancora vinto. Ho però assaporato la gioia di transitare nelle prime posizioni in più di una gara, in mezzo a due ali di folla che mi incitavano. Una bella soddisfazione. Fatica ripagata.
STAGIONE - Il mio ematocrito è 48,5 a gennaio, ora è a 43. Per me è normale. Significa che sono stanco. Quest’anno ho fatto 25.400 km in bicicletta e sono un uomo, non una macchina. Amo molto il mio lavoro. Lo faccio con passione. È un lavoro duro, che richiede molti sacrifici, ma finché le mie gambe e la mia testa mi sosterranno, io ce la metterò tutta. Nel 2006 la mia stagione si è conclusa i primi giorni di settembre. Per qualche giorno non sono salito in bici, ma il 19 settembre l’ho ripresa e ho fatto la Cuneo-Pinerolo (sono sicuro che Lei se la ricorda, la mitica tappa del Giro d’Italia 1949 vinta da Coppi). Sono partito da Piasco, dove vivo, transitando per Cuneo e passando dal Colle della Maddalena, Vars, Izoard, Briançon, Monginevro, Sestriere, Pinerolo e Piasco. Totale 324 km, 11 ore e 20 minuti in bicicletta. Da solo. Io e la mia bici. È stato bellissimo.
IMPEGNO - Il ciclismo è uno sport magnifico, fatto di forza, potenza e tattica. Io continuerò ad allenarmi duro, crederci e dare tutto me stesso per cercare di salire sul podio e onorare lo sponsor. Non sarà facile, ma quando succederà sarò stato ripagato di tutte le rinunce, con la consapevolezza che il mio ciclismo pulito esiste. Penso che Lei non abbia mai sentito parlare di me, ma sono sicuro che se chiederà nell’ambiente il nome di un corridore sul cui nome si possa mettere la mano sul fuoco e magari suggerirà il mio, troverà molte persone che lo faranno. Per gli altri io non garantisco. Con stima.
Miculà Dematteis

Discussione su it.sport.ciclismo

giovedì 2 agosto 2007

LA SCONFITTA DELL´UOMO BIONICO

La Repubblica: MARTEDÌ, 31 LUGLIO 2007

Pagina 38 - Varie

I MALI INGUARIBILI DEL PROFESSIONISMO SPORTIVO


LA SCONFITTA DELL´UOMO BIONICO

preparatore Un medico raccontò che la sua squadra non era più in grado di vincere una corsa, gli avversari prendevano sostanze proibite

GIANNI CLERICI
Tanto meno difeso del calcio da una mafia trasversale, che va dalla politica all´economia, dalla religione pagana alle falangi ultras, il povero ciclismo sembra tirare le cuoia dopo le ultime disavventure, le ultime indagini, quelle sì , rigorose. Del ciclismo io sono un non addetto, per aver partecipato a due soli Giri, e a qualche tappa del Tour. Ma son stato, sono, grande amico e lettore di Gioan Brera e di Mario Fossati, i meglio del nostro giornalismo specializzato. Già ai loro tempi, e cito Brera, qualche dubbio sul menu di Coppi ce l´avevano, mentre per Bartali Gioan sosteneva che l´autentico doping fosse la fede.
Quanto a me, occasionale scriba di atletica leggera, l´immagine più viva di illiceità venne a visitarmi non durante una Milano-Sanremo, ma su una pista di atletica di Seul, in Corea. Sotto i mie occhi increduli, Ben Johnson correva imprendibile davanti a un gruppo che pareva trascinare nella sua scia. Le gambe mulinavano gonfie di muscoli, il petto era una prua fendiflutti, le palme tese tagliavano l´aria quasi timoni direzionali. Passò il traguardo, e, mentre gli altri stavano piegati sfiatati vinti, e dal sotto in su lo guardavano invidiosi e ammirati, alzò le braccia in un gesto di ovvietà, ancor prima che di trionfo. Mi attaccai al telefono, e al mio caporedattore annunciai: «Ben Johnson ha vinto ridendo» e, subito dopo: «È dopato sino alle orecchie. È quello che voglio scrivere» Seguì una discussione che si corruppe in lite. Fu, quello, il mio primo ed ultimo articolo a venire cestinato da un bravissimo giornalista, ancor oggi un caro amico. Non potevo permettermi un´affermazione tanto impegnativa senza uno straccio di prova, non potevo, solo al mondo, nel mezzo di una pioggia di superlativi e del trionfo della retorica ufficiale, io italianuzzo, su un giornale che nemmeno faceva un milione di copie, affermare che il divo Ben Johnson avesse vinto perché dopato. Che la sua macchina sopravanzasse le altre per un carburante diverso, oltreché proibito. Di ritorno da Seul ci ritrovammo, a cena, con Giorgio Bocca, uno che lo sport l´ha fatto, in montagna, non solo col mitra ma con gli sci. «Ho visto, al rallentatore, il filmato della Griffith. Non è possibile, non è umano portare in giro gambe simili. Sembrava che, ad ogni passo, ad ogni rimbalzo, le esplodessero dentro delle piccole cariche muscolari. Un fenomeno simile non può accadere in natura». Ben Johnson sarebbe stato squalificato in seguito alle prove antidoping. La Griffith anche lei, squalificata dalla vita, morta. Lo scoramento per quanto avevo visto mi avrebbe tenuto sempre più lontano dall´atletica, e dallo sport, nel quale avevo vissuto, prima da attore e in seguito da spettatore professionale sì, ma sempre appassionato.
Poi ci fu il medico, comacino come me, Massimo Testa. Era, Massimo, il medico della squadra ciclistica Motorola, e aveva messo in piedi un laboratorio d´avanguardia per i controlli fisiologici di chi, professionista o dilettante, praticasse lo sport. Ci si vedeva spesso, per umana simpatia oltre che per le mie esigenze di malato cronico, più o meno immaginario. Sinché, un giorno, inaspettatamente, lo sentii affermare che doveva andarsene. «Negli Stati Uniti, il paese di mia moglie», disse «Qui non ce la faccio più. Sono arrivato a un bivio, e devo scegliere». Spiegò che i suoi, della sua squadra, non erano più in grado di vincere una corsa. Lui li preparava, continuò, faceva tutto quanto era umanamente possibile per renderli competitivi. Competitivi sì - aggiunse - ma non in grado di battersi contro altri ciclisti che usavano sostanze proibite. Ma non solo proibite dagli elenchi che il comitato olimpico approntava ogni anno. Altre sostanze, o reperite in natura o create in laboratorio, che non facevano parte degli elenchi ufficiali. «Nel scegliere questa professione - affermò Massimo - ho prestato giuramento a Ippocrate. Non posso disattenderlo, ma non posso nemmeno dirmi, all´inizio di una gara, che per i miei è impossibile vincere. Meglio smettere». E Massimo fuggì a insegnare medicina sportiva in una Università americana .
Riflettevo sui rapporti, ormai tragici, tra il doping e lo sport, mentre, una bella domenica di primavera, percorrevo ad andatura molto turistica una stradetta del Canton Ticino. Zeppa di ciclisti, moltissimi lombardi, che prediligono la Confederazione per un maggior rispetto dei guidatori, costretti sia dall´educazione, sia dall´applicazione severa delle leggi. A un certo punto, ritrovai addirittura alcuni amici comacini, mi misi a seguirli sinché non ci fermammo al bar, a salutarci festosi e a bere qualcosa. Nel vederli tanto bene attrezzati, bici Colnago - la Ferrari delle due ruote - e divise spaziali - mi venne naturale chiedere se non provassero a partecipare a qualche gara gentlemen, di quelle over, per categorie di età. È impossibile, risposero. C´è gente capace di doparsi, anche qui, per la mania di vincere, per la medaglietta. «Guarda - terminò uno di loro - ormai lo sport esiste soltanto al di fuori dalle competizioni ufficiali».
Ciò è tanto vero, da spingermi a una considerazione che, per il conformismo contemporaneo, apparirà futuribile e insieme paradossale. Lo sport ufficiale, soprattutto quello professionistico, va abolito. Così come una parte di umanità ha capito che ci si trova davanti a un mutamento epocale, alla scelta tra il disinquinamento o la rovina del pianeta, così anche lo sport professionistico deve essere abbandonato. Le Olimpiadi vanno soppresse, così come tutto il sistema di base che porta allo loro realizzazione. Lo sport, per rimanere tale, deve ritornare dilettantistico. Tutto. Se qualcuno leggerà queste righe, tra cent´anni, mi darà perfettamente ragione. Oppure, come temo, di leggere non sarà più in grado.

martedì 17 luglio 2007

L'altro Tour

Il progetto.
Questa iniziativa nasce da una frase pronunciata dal campione del mondo di ciclismo Tom Boonen l'anno scorso dopo la prima tappa pirenaica del Tour : ”Oggi una persona normale sarebbe finita in ospedale”. Il giorno dopo, stremato, si ritirò.
Il giornalista francese Guillaume Prebois è stato colpito da questa constatazione. Lui presume che certe prestazioni viste sulle strade dei grandi "giri" non sono possibili se il ciclista non scende a patti con la chimica e la farmaceutica. Mi ha chiamato ed insieme ci prefiggiamo di correre sul percorso del Tour de France, anticipando di un giorno la carovana ufficiale, accompagnati da un'equipe medica dell’Agenzia francese di lotta al doping, l’Afld, che rileverà le nostre prestazioni e verificherà come sale e scende il livello dell’ematocrito, come varia la pressione e il battito cardiaco nel corso delle tappe, l'evoluzione della nostra condizione fisica. Sono gli stessi medici che hanno trovato positivo al doping Landis, vincitore del Tour 2006.
Unica deroga concessa: una borraccia contenente un gel fatto di pappa reale, polline e miele. E un piccolo lusso per Guillame (35 anni) e Fabio (46 anni): su un camper ci seguirà un cuoco italiano, perchè i francesi non sanno cucinare la pasta!

I siti per saperne di più...

* http://www.lautretour.com
* http://laltrotour.blogspot.com/
* http://http://www.fabiobiasiolo.it
* http://www.raceacrossamerica.org

lunedì 7 maggio 2007

LETTERA APERTA DI IVANO FANINI A IVAN BASSO

Caro Ivan,

ci conosciamo dai tempi in cui eri di casa a Lucca, quando il tuo ex
team manager Bjiarne Rijs qui aveva ancora residenza e tu venivi ad
allenarti e a soggiornare da lui, per collaborare anche con il dott.
Luigi Cecchini. Vorrei ricordare che prima di te, ho avuto occasione
di collaborare da vicino con queste persone, anzi, sia l'uno che
l'altro hanno cominciato a muovere i primi passi nel ciclismo
internazionale proprio grazie a me.
Rjis, arrivò in Italia quando era ancora un atleta juniores grazie al
sottoscritto e fu assistito proprio dal mio team nelle gare che svolse
nel nostro paese a partire dal Giro della Lunigiana. Mentre il
secondo ha iniziato a fare il medico sportivo ed il preparatore
atletico con la mia squadra nel 1986. Ho avuto talmente tante
esperienze nel mondo del ciclismo - basti pensare che quasi metà
gruppo (tra atleti e personale) è passato tra le mie file -che posso
permettermi di parlare, ma soprattutto di rivolgermi a te. Queste
esperienze mi hanno portato negli ultimi anni ad improntare la mia
vita - in questo sport - in unica direzione: quella della guerra al
doping e la tutela della salute degli atleti a 360°.
Potrei spiegarti il motivo di questa mia lettera partendo da molto
lontano, tuttavia, anche se non è mia natura cercherò di essere
coinciso e passerò subito al sodo. Devo ricordare a te e all'intero
movimento ciclistico alcuni avvenimenti che se fossero accaduti,
avrebbero cambiato la storia e molto probabilmente oggi non saremmo di
fronte a tutti questi scandali, come quello che ti coinvolge in prima
persona, perché sarebbero state sancite quasi sicuramente delle leggi
importanti e certe regole sporche - tutt'oggi presenti - sarebbero
state cancellate. E mi riferisco al mancato blitz da parte dei Nas
alla carovana del Giro d'Italia proveniente dalla Grecia nel 1996 da
me denunciato. Se non ci fosse stata la soffiata, tutte le squadre,
compresa la mia, sarebbero state trovate con le mani nel sacco.
Questo evento avrebbe provocato il finimondo ma sicuramente avrebbe
cambiato le cose. Così come avrebbe potuto cambiarle Marco Pantani se
solo mi avesse ascoltato, o ancora più di recente Mario Cipollini,
adesso puoi farlo tu.
Per quanto riguarda Pantani, Il giorno della vittoria a Madonna di
Campiglio, a poche ore dallo scandalo, lo invitai infatti (tramite
un Ansa pubblicata solo dal Corriere dello Sport Stadio la mattina del
sabato 5 giugno) a fare da trascinatore del gruppo nella guerra al
doping. Se invece di torturarsi fino alla morte, avesse risposto al
mio invito, la storia sarebbe stata molto diversa e magari Marco oggi
sarebbe ancora qui tra noi. Purtroppo non sono stato ascoltato, anzi,
Marco mi criticò aspramente, mentre Mario rispose che la campagna
contro il doping non intendeva farla in quanto l'unica campagna che
conosceva era quella in cui abitava: 'in campagna io ci abito'. Io
comunque non mi sono mai fermato. Nonostante la mia squadra sia stata
tagliata fuori da molte delle competizioni più prestigiose, ho sempre
continuato sulla mia strada, ho accettato le critiche, le bastonate
che per via di questi miei ideali tutti non hanno esitato a tirarmi
addosso. E' il prezzo che ho dovuto pagare (e tutt'oggi continuo a
farlo) per portare avanti questa guerra ma non mi tirerò mai indietro.
La mia forza comunque sta nel fatto che la verità è un bene troppo
importante e vale la pena dare tutto per essa. Oggi anche tu puoi fare
altrettanto. Come Pantani (o Cipollini) ieri, tu hai oggi la
possibilità di diventare il condottiero di questa battaglia. In questo
momento sei l'unico in grado di far cambiare le cose, il solo che,
confessando, possa salvare il ciclismo. Quindi io ti scrivo affinché
tu domani vada di fronte al Procuratore del CONI Torri e ti decida a
raccontare tutta la verità, senza cadere nel tranello di chi ti
prometterà di salvarti o di tirarti fuori da questa situazione.
L'hanno già fatto in passato complicandoti ancora di più la
situazione. Tu sei un campione, lo sei sempre stato anche prima di
incontrare Fuentes. Come Pantani, non avevi bisogno del doping e se lo
hai fatto è stato soltanto per adeguarti al sistema, al business. Devi
parlare Ivan, perché tu non sei il solo colpevole, come non lo sono
tutti quegli atleti coinvolti nell 'Operacion Puerto. Quasi tutto il
movimento ciclistico mondiale (a partire da molti juniores, per poi
passare ai dilettanti, fino ai professionisti) oggi è 'sporco' e
colpevole. Sono sicuro che se troverai la forza ed il coraggio,
proprio come ha fatto Manzano (sia in Spagna che in Italia), di
voltare pagina, denunciando tutto il marcio che c'è in questo mondo e
racconterai la verità, la gente ti amerà e ti apprezzerà ancora di
più. Non mancheranno le critiche, le accuse, le bastonate, - proprio
come è accaduto a me - ma ne varrà la pena perché sarai stato vero e
questo ti darà la forza di rialzarti e di affrontare qualsiasi
squalifica e di tornare più forte di prima, in un ciclismo che magari
grazie alle tue denunce sarà diverso, migliore .
Toglierai quell'ombra oscura di doping che adesso ti avvolge e tutti
capiranno chi è Ivan Basso. In questo modo salverai il futuro del
ciclismo e diventerai ancor di più il simbolo di questo sport, il vero
campione di tutti noi. Mi auguro che tu decida di ascoltarmi e
seguendo gli ideali di amore e vita, me lo auguro sia per il tuo bene
- visto che se ti pentirai e collaborerai andrai incontro ad una
squalifica senz'altro minore - che per il bene del ciclismo che mai
più di adesso si trova in mano tua.

Ivano Fanini

ROMA - E se in aiuto di Ivan Basso si muovessero due grosse
multinazionali come McDonald's e Coca-Cola? Potrebbe sembrare una
boutade nel momento in cui il vincitore del Giro d'Italia 2006 sembra
quasi travolto dallo scandalo relativo all'Operacion Puerto e
dintorni, la mega inchiesta spagnola sul doping ematico nell'ambito
della quale il varesino è stato messo sotto accusa dalla Procura Coni.
E invece è una proposta concreta che viene da Ivano Fanini, patron
dell'Amore&Vita McDonald's, da anni accanito combattente sul fronte
della lotta al doping. "Un corridore come Basso oggi costa più
dell'intero budget del mio team, ma questo non rappresenta un
problema. Fortunatamente posso contare sull'appoggio del mio sponsor
principale McDonald's. Ho discusso a lungo con i principali membri del
consiglio licenziatari McDonald's Italia, con il direttore marketing
Luca Bon e con quello delle comunicazioni, Massimo Barbieri - dice
Fanini - Hanno apprezzato la mia proposta di ingaggiare e rilanciare
Ivan Basso con un'immagine del tutto diversa da quella che oggi lo
accompagna, se deciderà di collaborare con la giustizia sportiva e
racconterà tutta la verità su ciò che accade purtroppo nel mondo del
ciclismo. Nel caso in cui ci fosse una trattativa concreta ho avuto il
completo via libera da parte di McDonald's di creare un team
all'altezza delle aspettative del campione varesino, come volevamo
fare con Cipollini. Se Ivan potrà correre nel Pro Tour posso fin d'ora
garantire che avremo dagli sponsor un budget adeguato per richiedere
quella licenza. Se invece Ivan fosse costretto a starne lontano per
due anni creeremo un team Professional di alto livello in grado di
fare adeguato contorno a lui. Dunque di soddisfarlo in pieno.
"La squalifica che rischia Ivan è di due anni, ma potrebbe essere
ridotta della metà se fosse collaborativo con la Procura antidoping
del Coni e potrebbe essere ulteriormente ridotta se, in considerazione
dell'atteggiamento conciliante del corridore, fosse computato anche il
"fermo" (da luglio a ottobre) già scontato per la sospensione della
sua ex squadra, la Csc durante e dopo il Tour 2006. Otto mesi di
sospensione a partire da maggio vorrebbero dire che Ivan potrebbe già
essere in gara a febbraio del prossimo anno, limitando al massimo i
danni sportivi, e soprattutto dando un nuovo e importantissimo
contributo ad una nuova immagine del ciclismo. Di qui si vedrà davvero
il valore dell'uomo, oltre che dell'atleta. Scegliere una strada
diversa dalle solite è possibile ed io sono fiero di offrirgli questa
chance, a prova di qualsiasi verifica". Basso è di fronte ad un
ulteriore bivio: imboccare con pazienza la strada del riscatto o
finire per essere travolto dalle tristi vicende che lo riguardano. "Se
volterà definitivamente pagina, come spero - dice ancora Fanini -
farò il massimo, insieme a McDonald's e Powerade del gruppo Coca-Cola,
per rilanciare la sua immagine e per fare di lui il simbolo mondiale
della guerra al doping".

giovedì 5 aprile 2007

giovedì 29 marzo 2007

Pompino Vs HandJob 1-0





E lo so, pare strano ma sta volta credo sia cosi, veramente una bella sega!!!

mercoledì 28 marzo 2007

Voglio un Pompino!!!


Ecco a voi una spettaccolare Single Speed

Su it.sport.ciclismo mi chiedevo se Pompino fosse il nome del modello di bici o di una "linea"

ecco la risposta che ho ottenuto

Il marchio è ON-ONE relativamente conosciuto nell'ambiente MTB

Pompino è il modello di bici che mi pare nata per il ciclocross ma che
si adatta anche ad altri usi.

In tema c'è anche il modello SCANDAL ...

http://www.on-one.co.uk/index.php?module=pagemaster&PAGE_user_op=view_page&PAGE_id=163



Altro marchio che gioca con i nomi sono i canadesi si COVE

http://www.covebike.com/home.html

G SPOT

Hand Job


però il pompino è imbattibile !

mercoledì 14 marzo 2007

Orecchiette al gorgonzola

tratto da un post del 13-5-2004

bhe con un po di imbarazzo riporto 2 parti di colazion preuscita che ho
fatto la settiamna scorsa


A-dovevo uscire con un amico alle 8, solo se il tempo fosse stato clemente
.. mi sono svegliato alle 6:30, ho visto che il tempo poteva andare, mica
troppo, c'era il tornado ...cosi ho riscaldato un abbondante piatto di
orecchiette al gorgonzala avanzatemi da 2 giorni ...un po di frutta e via.
Per strada scopro che il mio amico ha avuto paura del tempo, cosi sono
uscito solo soletto col gorzola ... mica potevo lasciarlo solo no? 1he mezzo
non troppo tirata :)
B-il giorno dopo doevvo fare un uscitona di almeno 4 ore ...A cena ho
mangiato un casino di fegato di tacchino (era in offerta :() con cipolle ...
richissimo di saliminerali e vitamine ...
Un piatto avanzava cosi me lono sbafato la mattina alle 6:30 dopo 3 piatti
di riso in bianco :) più un po di brioche per strada

Ciclismo: Sport per ricchi

Tratto dal post del 25-03-2004

Non per la bici ma per mangiare ... O mi si assesta il metabolismo o mangerò
per terra perchè prima o poi mi mangio pure il tavolo:((((


Iri sera preparo 500gr di pasta da condire con carciofi, 1 piatto lo mangia
un altro, 2 io, svegia alle 5:15, riscaldo i 300gr restanti ... 3 gallette
di riso con marmellata e miele ... 2 caffe zuccherati ..
Alle 7:30 sto uscendo dal garage ... (Ovviamente in 2h15m ho fatto o provato
a afre altro ma tralasciamo:)
Per strada faccio fuori un panino con marmellata e miele, l'ho pesato prima
di uscire per curiosità .. oltre 200gr
Record d'uscita, 160km assolutamente non piani (Sergio ti ho pensato ....
mai salite oltre i 600m ma cazzo che culo che ci siamo fatti!!!) e con vento
.. 6h:15m di sella ..
Panino scomparso dopo 3h e mezzo, morivo di fame ma ho ceduto il cornetto al
compare che pirla ha mangiatomeno a colazione:) e si è portato dietro solo 4
buondi' ....
Ultima ora in pianura col vento contro, andatura inferiore a 20km/h Non sono
entrato in cotta ma col compare ci stavamo per scannare a vivenda . avendone
le forze dico:)

Fuochi d'artificio

Tratto dal post del 17-03-2004

Ieri sera boicottata la palestra e rientrato a casa in ora tarda e con i
negozi chiudi si è posto il problema: che si magna?
Pasta certamente ero in crisi di fame senza aver mosso un dito ..., ok metto
l'acqua per la pasta ... come la condisco?
Tonno al naturale .. ok bene.. ma poi .. idea!!!
Prendo una padellona, affetto una cipolla intera e la butto dentro con un
goccio d'olio ...mmm basta cosi? a no ho un barattolone da 400gr di fagioli
bianchi grandi (com'è che si achiamano?) quando le cipolle sono quasi pronte
aggiungo i fagiooni... attendo qualche minuto ... e cbutto un barattolone da
160gr di tonno al naturale, guardo la padella ... mi reclama altro tonno, e
vai un barattolino da 80 gr ....
Nel frattempo ho risolto un grande problema, la pasta!!! quanta pasta?????
Le opzion erano sostanzialmente 3
1-Mettere 500gr di pasta da condire e mangiare anche io giorno dopo ..
2-Cucinare solo la pasta che avrei mangiato al momento, e conservare il
"condimento" o mangiarne un po come secondo ...
3-Sfrutto tutto il "condimento" che ora non è più tale, ed aggiungo un altro
ingrediente, 250gr pasta WAWWWWWWWWw che idea!! Non necessariamente da
mangiare tutto in serata ...


Uno spettaccolo!! Alla fine è rientrato un mio counqulino che mi ha aiutato
a finire l'opera d'arte ....
PS: a metà cottura ho acceso la TV e chi c'era? BUD SPANCER .. ehehe
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